11 maggio 1997

 

Il racconto stava per nascere sotto la mia penna,
viveva già nella mia testa ma, quando iniziai a scriverlo,
la tua presenza invisibile ma ossessionante
mi disturbò alquanto, facendomi perdere la concentrazione.
Vedevo la scena prender corpo, ma a parte il gioco di parole
era il tuo corpo che galleggiava nella penombra della stanza,
una piccola luce accesa
illuminando il mio scrittoio
creava piccole ombre sul muro
e fra queste il tuo corpo,
troppo spesso desiderato,
lo scorgevo ed allungando la mano
cercavo di fermarlo, prenderlo, farlo mio
pur sapendo che tutto era un sogno.
Il racconto era rimasto sospeso fra la penna e il foglio,
il campo fiorito non era ancora stato fissato
nella memoria di carta,
il sole che avrebbe dovuto trovarsi anch’egli
a riscaldare quel campo
era invece alla caccia della tua ombra,
cosciente del delitto
che mai donna bisognosa d’amore
dovesse restare senza il suo calore,
senza l’abbraccio che avrei voluto darti
allora
al tempo dei papaveri in fiore,
al tempo delle foglie morte,
allora
quando non c’erano le ombre.
Il racconto spingeva
Per trovare la sua forma,
su quel prato ora c’era un vecchio,
poi dei bambini giocavano a nascondino
un cane li rincorreva,
insomma il racconto sembrava voler decollare
forse per insegnare qualcosa,
forse soltanto per divertire
o far nascere lacrime improvvise,
non so,
ma la tua invisibile presenza
impediva il compiersi di questo miracolo,
tu a dispetto di tutto e tutti
eri nel buio della mia stanza.
Nel cielo del racconto
Le nuvole erano, ora, fiori di mille forme,
poi un mare in tempesta,
infine una collina con un albero isolato
che sembrava trattenere le foglie
contro il loro volere,
nessuna si staccava nonostante il vento,
soltanto tu
a disturbare questa scena,
volteggiavi lanciandomi sorrisi,
o ciò che io ritenevo che fossero
per alleviare il mio dolore,
la mia sofferenza nata dalla solitudine
che vorrei inserire nel racconto,
ma non so come fare,
il vecchio sembra felice,
i bambini schiamazzano insieme al cane,
forse mi trovo nel racconto sbagliato,
ma questo gocciolava
dalla penna al foglio
perché era il suo giorno,
tu invece
ossessionante presenza
non sai che andare e ritornare,
ritornare ed andare
prima che possa afferrarti,
trattenerti,
magari farti divenire personaggio
del racconto del momento.
Avrei voluto dirti
Tante parole d’amore,
magari banali e risentite
da tutti coloro che ora, invece,
vorrebbero sapere del vecchio
o dei bambini sul prato fiorito,
cosa ne e’ stato del cane,
mentre un tuono lontano
rincorreva il lampo e portava la pioggia
che avrebbe distrutto questo quadro sereno,
un pastore ai bordi del racconto
spingeva le sue pecore
per portarle al riparo,
il vecchio spingeva i bambini
il cane spingeva non so cosa,
il vento spingeva le nuvole,
la penna spingeva l’inchiostro
per continuare il suo racconto,
tu, invece, spingevi il mio cuore
verso la solita sofferenza,
forse lo stesso racconto
senza la tua presenza
avrebbe potuto vivere diverso,
forse il temporale sarebbe andato via
senza trasformarsi in pioggia scrosciante,
ma io come posso saperlo?
Tu
Nell’ombra che sale
Oltre la piccola luce
Che s’allarga sul foglio
rimani
a farmi sognare,
creando illusioni che oggi
come nel tempo ormai trascorso
mi offrono piccoli attimi di felicità
evanescenti e meravigliosi come l’arcobaleno
che ho appena avuto il tempo,
col tuo permesso,
di inserire nel racconto per vedere la felicità
negli occhi dei bimbi
del vecchio e del cane
che possono fare a meno di te.