Racconto senza tempo nel tempo

 

Devo correre, fare in fretta, fissare un sogno, incatenarlo nella prigione di uno scritto, invischiarlo per sempre in un racconto che non possa cambiare nel tempo.
Quella sensazione di estrema dolcezza presto finirà, svanirà forse soltanto dopo un'ora dal risveglio, ma ancora la sto vivendo.
Ho paura di guardarmi allo specchio per non vedere un piccolo sorriso stampato sulle mie labbra, un sorriso non voluto, ricordo del sogno.
Ero in una metropolitana immensa di non so quale città, chiuso in un vagone vuoto, un vagone con me solo e migliaia... migliaia di vestiti. Erano d'ogni forma e colore ed io, quasi soffocato da questi, rovistavo in tutte le tasche alla ricerca di qualcosa... fosse solo un pezzo di umanità smarrita, insomma qualcosa da portare via.
Quei vestiti sembravano vivi e tutti dalle tasche gonfie, ma nel cercarvi dentro non trovavo alcunché, immaginavo soltanto.
Infine, in una trovai una carta d'identità che sembrava di un paese arabo con dentro una banconota messicana dal valore di 50.500 ma non so di cosa. Poi, all'improvviso, la porta si aprì e una marea di persone si rovesciò su di me, era tanta ma non mi soffocava. Però non parlava, sembrava pesare senza peso, sembrava guardarmi senza guardare, poi la metropolitana si fermò e mi ritrovai fra un tunnel e l'altro a cercare l'uscita.
Salivo, salivo ripetutamente scale mentre il cuore in tumulto batteva ma non ricordo a causa di cosa. Arrivai in cima, mi vidi accanto ad una donna che mi volgeva la schiena, era seduta.
Mi avvicinai e le diedi un bacio sul collo dicendole: "Silvia, è stupendo, non sei cambiata, quanto è dolce il sapore della tua pelle, neppure una ruga, e questo tuo sorriso non scalfito dal tempo, tanto tempo è passato..."
Ed accarezzavo quel viso con immenso stupore, il suo viso senza rughe mi rendeva immensamente felice. Silvia, il passato che ritorna dai meandri di un cervello che di notte gioca coi ricordi mischiandoli al falso e all'irreale mai vissuto e creandone dei nuovi.
Ma al risveglio, quella dolcezza che vorrei non avesse più fine, Silvia, e quanta tenerezza nel restarti a guardare, accarezzare il tuo viso senza fine, quale tenerezza che ora su questo foglio di carta non morirà mai.