IO VOLEVO I PANTALONI

 

Cara collega, scusami se adopero per il mio raccontino il tuo titolo ormai cosi famoso e se lo faccio, anche, senza chiedertene il permesso.
Tu, ormai, hai raggiunto il successo, io devo accontentarmi di scritti corsari, supplico per due righe, mi inginocchio per un breve trafiletto, una poesia al mese poi e' un trionfo che pagherei col sangue.
Approfitto dell'occasione per dirti che anch'io volevo i pantaloni.
Li ho cercati disperatamente mentre nella stanza entrava Arturo, il marito di Cinzia che ovviamente era vicina a me, anche lei senza pantaloni.
Entrambi abbiamo sofferto parecchio; Arturo un po' meno.
Avrei voluto averli per darmi più importanza, sarebbe stata una scusa in più senza... mi fu difficile cercare un libro nello scaffale o ammirare la raccolta di minerali, per quanto ce la mettessi tutta.
Poter ritornare bambino, quando tentavo di raggiungere il tesoro luccicante di mio padre, una vecchia pistola scarica da tempo, ma era troppo in alto e dallo sforzo mi scappava la pipi' nel pannolone, o dio, come avrei voluto farla adesso mentre... Arturo... con le mani... mi spiegava le sue ragioni, erano tante, forse troppe.
io volevo i pantaloni, Arturo no!
aveva in mano i miei.
E per me fu difficile disquisire su Shakespeare, della sua convinzione che essere o non essere era un grosso problema, ognuno ha i suoi... forse per me il problema in questo momento era un altro, avere o non avere, si, io ne ho avute tante.
Eppure questa sensazione di possesso non mi ha appagato, mi sento ancora leggermente confuso, dove ho sbagliato ?
Forse in questi momenti annebbiati, nonostante fuori ci fosse il sole in un cielo limpido d'estate, io avrei voluto avere la gonna.
Esteticamente mi avrebbe fatto risaltare quella leggera peluria che ho su entrambe le gambe, ma tant'e' che tutti ci avrebbero guadagnato:
Cinzia mi avrebbe presentato come la sua migliore amica, Arturo non si sarebbe affaticato, io...beh, lasciamo stare, tra un impacco e l'altro, mi e' scivolata la bistecca sul naso ed ho la vista leggermente confusa.
Io volevo i pantaloni, li ho voluti per giorni e giorni, .....a letto, dicono, si sta col pigiama, la prognosi, intanto, era parecchio riservata, ma nessuno ha avuto il coraggio di dire che era riservata comunque e solo a me.
Ad essere sinceri devo riconoscere che almeno in questa occasione ho avuto fortuna, tutti sono stati molto gentili, cosi carini, mi hanno riempito in un modo diverso, ripeto mi hanno riempito di doni, non ho pagato nulla, chi una benda, chi una garza sterile, chi tre cerotti mai usati.
Io ho ringraziato educatamente ed ho aggiunto: grazie a dio siamo qui, sono qui, sono in salvo, vivo, leggermente contuso, l'abbiamo scampata bella, mi sento un po' male, ma siamo tutti cosi felici, mi sento svenire.
Gli editori non sono venuti ?
Anch'io volevo i pantaloni e' un titolo già usato ?
La formula non va ?
Sarebbe un copiato ?
Banale, superato ? -
Superato...... ma..... se dovessi superare le quarantotto ore, se riuscissi... a sopravvivere alla gioia dell'essere o non essere... vivo voglio aggiungere, scriverò un memoriale toccante, spero importante come il tuo e in esso lancerò il mio grido all'umanità che mi respinge, a quella che non capisce la mia voglia di scrivere o di vivere che poi e' la stessa.
E a piena voce, quando e se mai ritornerà forte come prima, io griderò a te mia cara scrittrice e ai tuoi lettori che vorrei divenissero i miei, che io volevo la gonna, ripeto: volevo la gonna ed ahime'... avevo i pantaloni... avevo i pantaloni purtroppo... gettati alla rinfusa per terra, ai bordi del letto.