Alla porta del cielo

 

L’uomo, che giunse
alla porta del cielo,
sudava nella sua pelle
stinta, logora
da troppi anni vissuti
raccogliendo avidamente
tanto denaro
da potersi comprare
mille metri quadrati,
una fetta di cielo.
Busso' tre volte alla porta
il segnale convenuto,
ma da chi ?
Nessuno lo apri'
mentre il freddo
faceva battere i denti
e non c'era piu'
un po' di fiato a sostenersi,
a riscaldare rigide mani.
Non basto' gridare,
ancor piu' bestemmiare,
la paura prese il sopravvento,
mentre il pensiero
correva veloce
a cercare nel passato
una parola d'ordine,
un merito sconosciuto
che potesse spalancargli
l'uscio della felicita'.
Al rallentatore riesamino'
il suo passato,
ma gli interessi accumulati
e sommati al capitale
non potevano corrompere
alcun guardiano
perche' guardiano non c'era
in questa desolata vista
di nuvole chiare.
Poi la voce s'alzo',
la luce penetro'
nelle poche ossa rimaste,
chiese perche',
perche' di ricordi calpestati,
di lacrime versate
e lasciate, dimenticate
nella corsa sfrenata
contro il tempo,
a riempirsi d'orgoglio
senza dividere
un pezzo di pane in due,
a far la parte del leone.
Chiese perche',
gli fu risposto: così...
hai detto... hai fatto...
non ricordi ?
Espose
i suoi piu' preziosi gioielli
ma gli fu negato il passaggio.
Si cerco' fra i presenti
anche solo uno
che potesse dargli raccomandazione,
ma invano.
Angeli, prontamente chiamati,
accorsero
ispezionando la sua ombra
per cercare
nel deserto del suo cuore
un minuscolo granello d'umanita'.
Alibi inventati,
cosi su due piedi,
furono scoperti e denunciati,
mentre un giudice bianco,
dall'aureola immensa,
emano' la sentenza piu' giusta,
tale da sollevare
immense ovazioni
fra derelitti senza sangue.
La pena comminata
lo condanno'
a frantumare diamanti
coi denti
per l'eternita',
incatenato ad una cariatide,
d'oro massiccio,
della porta del cielo.