ALLEGRO FUNERALE

 

La fila si sgranava in ampie curve per i viottoli fangosi all'esterno del paese. Il carro che apriva la lunga fila faticava ad andar piano quasi volesse finire in fretta il suo triste compito, sebbene fosse insieme al morto al suo ultimo viaggio giornaliero. Il corteo dava l'impressione di una lunga carovana di formiche nere, ma a differenza di queste, qui qualcuno piangeva.
Erano in tanti a spingere il carro in cui, non si sa bene chi, aveva perso tutti i suoi sogni per strada.
Alcuni si salutavano, parlottavano e si guardavano la punta delle scarpe che avevano ormai cambiato colore, eppure quanto lucido si era sprecato al mattino, tra uno sbuffo e l'altro. La maggioranza cercava di camminare lungo i solchi segnati dalle ruote del carro, costava fatica ma era anche un modo di occupare il tempo impegnandosi a fare qualcosa. Tanto il morto avrebbe capito, e' la vita, avrebbe detto, deve andare avanti anche ed ahimè senza di me.
Molti lo conoscevano appena e con perizia saltellavano evitando le pozzanghere, chi lo aveva veramente amato piangeva senza nascondere le lacrime. Un giovane aveva approfittato dell'occasione per non andare a scuola e piano piano era riuscito ad avvicinare la sua ragazza, nascosta nel velo nero, era una parente del morto. Lei lo aveva sentito, il vivo s'intende, per quel misterioso legame che li univa, di tanto in tanto lanciava occhiate cariche di parole, che il velo nero purtroppo non filtrava, esse erano l'eterno vocabolario degli amanti, che per la mesta occasione non si poteva sfogliare.
Davanti qualcuno piangeva, erano pochi, gli occhi offuscati dalle lacrime, il cuore straziato.
La fila sempre più dava l'impressione d'una cometa dalla testa abbagliante, ma con una scia che sembrava da un momento all'altro che stesse per svanire.
Sembrava una corsa ciclistica in cui davanti c'e' chi si danna a mantenere le prime posizioni e dietro, gli ultimi, che si fermano a riempirsi la borraccia, a rinfrescarsi un po'. Ma qui purtroppo non si poteva. L'evento doveva essere mantenuto nella sua cornice tragica ed anche l'ultimo doveva dimostrare la stessa tragica dignità del primo, anzi del secondo.
Il primo era il morto, che avendo perso ogni convenienza umana ora doveva solamente preoccuparsi di cancellare dalla sua anima ogni più piccola macchia. intanto nella fila qualcuno tentava di esprimere il proprio parere.
Sarà in paradiso o.........., uno alzando timidamente la voce disse la sua, no, credo che sia in purgatorio, soltanto per un po' di tempo e poi, dio volendo, sarà tra gli eletti.
Tutti si chiesero chi fossero gli altri eletti che avevano conosciuto agli ultimi funerali, nuovamente si cominciò con elenchi che difficilmente si riusciva a compilare, decisamente qui, in questa terra c'erano tanti uomini ma pochi giudici scelti ed allora le loro menti confuse, dopo essersi stancate di litigare su un nome o l'altro, lentamente s'appropinquarono al silenzio, a cercare in se stessi tutto ciò che li rendesse a loro volta eletti.
Sui risultati è meglio sorvolare perchè il funerale era ormai agli sgoccioli, anzi... che vedo ?
Un uomo vestito anch'esso di nero sbucò correndo da un viottolo ed ansante si condensò al gruppo. Si mischiò ovviamente tra gli ultimi. Stentava a respirare, sembrava stesse correndo da una vita ma era soddisfatto d'essere riuscito ad acciuffare il morto, si fa per dire, prima che si fosse giunti al cimitero. Anch'egli sentì di dover dire due parole e dopo aver ripreso ben ben fiato sbottò al suo occasionale compagno di viaggio: "povera donna, era cosi giovane, che brutta fine".
Giunse amara la risposta che lo lasciò impietrito, il vicino che con la manica della giacca raccoglieva al volo un'ultima lacrima e che, ironia della sorte, se avesse potuto sarebbe scoppiato in una risata, lo guardò severamente, con lo sguardo più severo che era riuscito a rintracciare in se stesso e con la voce, che pareva più del morto che di questo sfortunato ed occasionale accompagnatore, disse: "guardi signore che la defunta e' un uomo di settantacinque anni, padre di otto figli, forse e non mi fraintenda, forse, lei deve avere sbadatamente sbagliato funerale."
"Beh, ormai che ci sono, vi accompagno ugualmente al cimitero, tanto lì sono diretto, speriamo che nessuno si sia accorto della mia assenza nell'altro funerale."
intanto neanche il direttore di un coro famoso sarebbe riuscito ad amalgamare cosi bene il canto di preghiera che si era levato dal gruppo. chiudete gli occhi ed immaginate.
Davanti la voce, rotta dal pianto, alta si levò a cantare, l'accompagnavano ancora due o tre file di convinti fra cui due baritoni, tre tenori ed otto soprani che mantennero alto il livello canoro.
Il prete tra una parola e l'altra gongolava, con l'allegria nel cuore che non poteva dimostrare, ma che nessuno riusciva a levargli, esse, tutte queste voci provenivano dalle sue pecorelle e pecoroni, erano maschi e femmine tanto per essere chiari, del suo gregge, quel gregge che non lo lasciava mai solo, domenica e feste comandate, compresi i funerali.
Ma ritorniamo al canto, celestiale accompagnamento che con la sua potenza doveva elevare un'anima fino a su, al più alto dei cieli, quel dio sia lodato doveva scuotere fino alle fondamenta la casa celeste e rompere anche qualche vetro perchè l'anima potesse scivolare, non vista, magari, tra gli eletti che dentro soggiornavano in eterno. Ecco, ritornando al livello canoro, via via la voce si fece più tenue, si passava dal gregoriano allo scandalistico, una bestemmia per il tempo e gli ultimi, proprio gli ultimi, quelli non visti neppure dal signore, azzardavano pronostici per il totocalcio che alle ore sedici sarebbe stato recitato minuto per minuto.
Eppure bisognava presenziare, altrimenti qualcuno domani avrebbe detto: hai visto che i Barberini non c'erano, però in compenso sono venuti i Cornacchielli, hei dico a te...hai visto bene la moglie che pelliccia che indossava ?
Ahime' ho visto, ma basta con questi discorsi, io i soldi che il signor Cornacchielli guadagna in un mese non li vedo neppure in un anno.
E fra un canto e un guaito, una lacrima vera ed una risata fuori luogo il morto ringraziava il signore d'averlo accolto nella sua grazia o ancor più d'averlo levato da quel coro di umani che sgolandosi, di tanto in tanto, pensavano contenti che, fra poco, sarebbero ritornati a casa ed avrebbero mangiato i cannelloni al forno, quelli buoni che solo le mamme sanno fare.
amen.