CARISSIMA SIGNORINA

 

Capisco la sua sorpresa e voglio spiegarmi. Non me ne voglia e badi che, con educazione ed estrema gentilezza, rivolgo a lei questa mia… solo per esprimere un mio segno di ammirazione nei suoi confronti.
Inavvertitamente, in una di queste mie tristi sere colme di solitudine, ho sentito suoni di tamburi che richiamavano alla festa e al sorriso per le stradine antiche di Siena e mi sono affacciato.
La mia stanza era buia quasi per voler sottolineare ancor di più la mia solitudine, quella più profonda che e’ difficile levare dal cuore, quella che rende pesante ogni respiro, ogni attimo di vita.
La mia stanza era al buio, dicevo, la sua… no l’ho vista, non potevo non vederla, anzi più che vederla, l’ho ammirata.
Fresca, giovane, con una vita davanti a sé, che io immaginavo felice, piena di gioia, gioia che solo la gioventù sa dare.
Come posso sentirmi colpevole se non ho chiuso subito la finestra? Perché non ho sbarrato subito i miei occhi per non vedere?
Lei sebbene a me sconosciuta, ha fatto uscire un po’ della sua vita dalla sua stanza, dalla finestra… e come una nuvola birichina si e’ presa gioco di me perché e’ entrata nella mia concedendomi un attimo di felicità come una zattera al naufrago in un mare in tempesta.
Mi perdoni, ma io ho continuato a vedere. Lei e’ bella anche quando fuma, non tutte le donne posseggono questo privilegio, avrà fortuna.
L’ho ammirata in “ jeans “, le donano, poi, nella vestaglia squisitamente femminile mi e’ piaciuta ancora di più. Una forza sconosciuta mi impediva di chiudere la finestra, la solitudine come un mostro mi bloccava ogni più piccolo pensiero di chiudere questa dannata finestra, ma ormai non era più una finestra, bensì un ponte sulla vita. Ed io non ho chiuso.
Io e mi perdoni di questo atto selvaggio, io ho sognato di stare nella sua stanza, Dio mi perdoni, forse per un attimo sono stato felice rubando qualcosa che non mi appartiene, una figura non mia, uno stupendo corpo di donna della quale non ne conosco il nome, nulla, ho peccato, ma quale giuria potrebbe condannarmi e per quale colpa?
No non sono un guardone, mi ritengo al massimo uno stupidissimo poeta di tanti anni, ma a differenza di altri ho voluto esternarle questa mia esperienza perché involontariamente ne e’ divenuta la principale attrice.
Lei meritava un premio anche per quei pochi attimi di felicità che e’ riuscita a donarmi, si, e’ stata felicità, esplosa come il lampo e, ahimè, scomparsa rapida come il tuono che lo segue sebbene fragoroso più che mai. Io, senza permesso, ho toccato il suo corpo, ho goduto del suo calore umano, io ho rubato ma lei potrà perdonarmi? Gradirei saperlo per non sentirmi troppo in colpa ed io vivo tremendamente solo nella stanza numero dieci.