CARO GESÚ BAMBINO

 

Ti prego di non cestinare questa mia non appena leggerai che ho quarant'anni, ma in fondo se l'hai già aperta vuol dire che hai chiuso un occhio, anzi tutti e due ed hai già deciso di proseguire la lettura per sapere cosa ho da chiederti.
Di materiale non vorrei nulla, ci hanno pensato già tutti a questo mondo, ma se proprio vuoi, se c'è ancora un piccolo posto sulla slitta del tuo fattorino, Babbo Natale, e poi non vorrei che ti offendessi se rifiuto un tuo regalo, allora mi basta un piccolo pezzo di carta colorata, con su scritto un lungo numero e una frase che, forse, a te dirà poco: lotteria di capodanno.
Sarei contento se quel numero fosse tra gli estratti al sei gennaio.
Questo inciso non ti deve distogliere dalle mie vere richieste, temi principali della mia lettera.
Carbone non ne voglio, me ne hanno riversato a tonnellate nella mia lunga vita, ma tu ne sei già a conoscenza perché mi hai sempre seguito.
Amore, amore me ne hai dato e non posso lamentarmi, ciò che ho di buono intorno a me lo devo a te, ma devi riconoscere che io, in fondo, ho fatto tutto il possibile per meritarmelo.
Sì, sono stato cattivo anch'io, devo vincermi quando sento quella voglia di vendetta nei confronti del cattivo, del furbo, della serpe che striscia, ma anche tu nel tempio, un po' leggermente, ti sei in...in...cavolato, o sbaglio ?
Sono povero, ma non mi vergogno, mi vergognerei di più se fossi divenuto ricco sulla sofferenza degli altri, non credi ?
Cerco di essere gentile con tutti, con la speranza che gli altri non riconoscano in me un cretino al quale fare proprio di tutto, questo no, mi farebbe divenire cattivo e poi dovrei chiederti perdono.
Fai vivere i miei figli in pace con se stessi e a te riconoscenti per il dono gradito che ci fai tutti i giorni, il sapore della vita.
Spesso ti ho chiesto di mandarci un nuovo diluvio per restituirci forse ad una nuova umanità che in questi tempi abbiamo perduta, ma non è giusto che io ti chieda morte e sofferenza per il mondo, perdonami, ma tale sofferenza la sento spesso sulla pelle, ma ahimè lo provano maggiormente i derelitti, che forse vorrebbero farne a meno.
Ma spesso chiudiamo la porta e non rispondiamo al telefono perché potrebbe essere qualcuno che ha bisogno di noi.
Però vorrei che tu, in un bel mattino di primavera, mischiassi le carte della vita, i semi e i numeri e, a caso, tramutassi un bianco in un negro, un povero in un ricco, un uomo in una donna (per questo hanno fatto a meno di te), il furbo in un semplice, poi aver la possibilità di restar muti a guardare lo spettacolo, a vedere il terrore nei loro occhi, occhi di chi si sentiva al sicuro.
Vedi, caro Gesù Bambino, potrebbe esser l'unico modo per dare una riaggiustatina a questo mondo cigolante come una macchina antica, vedresti che risate !
Ma, attenzione, ti prego di lasciarmi così come sono, mi piaccio, poi in fondo sono stato io a darti l'idea.
Ora non posso che ringraziarti per avermi svegliato alle sei del mattino e dettato questa mia (e chi altro avrebbe avuto il coraggio di scriverla).
Sappi, comunque, che nella tua grotta, in mezzo al bue e all'asinello, ci sarò anch'io, più vecchio di un anno, con qualche dolore reumatico in più, ma con lo stesso "amore" e la stessa frase sulla bocca: grazie per avermi fatto così.
Buon Natale a te, mio caro buon Gesù, e a tutti coloro che ne hanno proprio bisogno, agli altri tanta luce per vederci più chiaro.