Il sognatore

 

Il vecchio aveva guardato
per tutta la vita le nuvole.
L'universo intero
era fatto di nuvole
che spesso trasformava,
senza che nessuno
riuscisse a fermarlo,
in tutto ciò
che era sogno o desiderio.
Si sentiva un Dio,
riusciva a creare,
veloce come un lampo,
ciò che gli occorreva
per essere felice.
Bastava veramente poco,
una gondola...
con un dito
ci aveva impiegato
più o meno un minuto
e si era ritrovato a Venezia,
scivolando leggero e silenzioso
per la laguna incantata
e ritrovando poi
un'antica poesia d'amore
anch'essa smarrita
tra le nuvole del giorno prima.
Desiderava
tanti bimbi per casa,
aveva sognato
che crescendo
lo avrebbero reso nonno
più volte
e proprio come un nonno
dei tempi andati,
seduto accanto al fuoco,
avrebbe raccontato loro
fiabe incantate
che nessuno aveva mai sentito,
fiabe inventate
più o meno da un minuto.
Viaggiare
era la cosa più semplice
che riuscisse a fare,
un dito qui ed uno lì
e già udiva
il rumore d'un treno
che correva tra la neve
e gli alberi della campagna,
mentre tanta gente
lo salutava al suo passaggio,
Dio che confusione
che aveva nella testa.
Ma non importava
né a lui e né ad alcuno
che le cose andassero così.
Aveva salvato dal fiume
un aspirante suicida,
poi ripensandoci
lo aveva lasciato
ricadere nell'acqua
perchè così
era stato destinato,
poteva intrommettersi
nella scelta d'un disperato ?
E poi cos'era la morte ?
Non lo sapeva
e non se lo chiedeva neppure,
forse soltanto un'altra nuvola
con un lungo mantello nero
offuscato come le nuvole
che accompagnano
il temporale per mano,
e tra esse
una nuvola con la solita falce,
si,
gli era venuta bene,
sapeva disegnarla
e si fermò a rimirare.
Sembrava proprio
la morte dei tarocchi,
intorno tanto silenzio
come era logico
che si morisse in silenzio,
da soli,
pian piano
per non disturbare già quelli
che altre nuvole da tempo
lo stavano attendendo.
Era tutto così facile,
come creare la vita,
ci era riuscito mille volte
e mille volte aveva amato,
mille donne
che non riusciva
però a disegnare
dopo averle amate e dimenticate.
Si, qualche difficoltà c'era,
ma era cosa da poco.
Erano mille
più o meno pensava,
ma a guardarle bene
si assomigliavano tutte
ed allora la paura di dimenticare,
di smarrire su un'altra nuvola
il suo viso, cessava.
Lei era lì, sempre presente,
con in mano una rosa,
quella gli riusciva veramente bene,
sempre fresca, sempre rossa
nonostante il raggio di sole
che s'era scontrato nella nuvola
attraversandola
e che aveva creato
luccichii infiniti
e meravigliosi colori
che avrebbe voluto
fissare per l'eternità.
Lei era là, plasmata in una nuvola
come fosse la prima volta
come se una mano divina,
e non era certamente la sua,
avesse disegnato su quella nuvola
un mare di grano,
un mondo capovolto, perfetto,
un mare di grano
identico ai suoi capelli,
un angolo di mare
come i suoi occhi,
era lei
ed il vecchio correndo veloce
disegné un immenso castello,
alte torri,
sollev? in fretta
un ponte elevatoio
come se ce ne fosse bisogno.
Girò a lungo
immensi chiavistelli
per trattenerla,
imprigionarla
e mentre le nuvole scomponendosi
disperdevano quel mare.
Lontano si udiva
il sopraggiungere del nemico,
un nemico c'era, infatti,
ad assillarlo,
uno soltanto
che non riusciva a disegnare
ed ahimè neppure a fermare,
era il vento.
Quando ne udiva la voce
tra le foglie
il sibilo nelle ampie vallate,
che aveva appena disegnato,
correva in fretta
a delineare sempre più in fretta
altre nuvole
qualche decina
di chilometri più avanti,
lo stesso disegno
per conservarlo nel tempo,
ma il vento...
quel maledetto vento
più veloce
arrivava a rovistare
nei suoi ricordi,
nei suoi sogni,
a distruggere tutto.
Poi dopo la tempesta
e tanto per citare
l'inutile proverbio
sopraggiungeva la calma
che gli permetteva di riprendere
il suo unico vero grande disegno
che solamente egli conosceva
e che noi,
per non essere indiscreti,
ci rifiutiamo di apprendere e,
chiudendo gli occhi per non vedere,
passiamo la mano
sulla tela del cielo
a cancellare ciò che noi
purtroppo
non abbiamo vissuto
neppure per un attimo.
Il vecchio aveva guardato le nuvole
per tutta la vita,
le aveva disegnate mille volte
e noi lo lasciamo fare
mentre su un'altra nuvola...
un'altra nuvola ancora,
guardate,
osservate bene,
qualcosa sta nascendo
ed il vecchio... fermo...
lì a guardare.