Racconto di Giampiero Labbate

Illustrazioni by Mariangela Moffa

 

 

Era svanita nel nulla. La sirena suonò, lacerante grido nella notte, grido nell'aria di una notte nera, nera come non se ne vedeva da anni.

 

Velocemente, da bunkers adibiti allo scopo, partivano squadre che avrebbero dovuto rintracciarla. I latrati dei cani superavano il rumore dei motori accesi, troppi cani per una preda sola. Ciascun combattente accarezzava, quasi religiosamente, il proprio fucile probabilmente in disuso da anni ma tenuto ben oliato in ogni sua giuntura. 

 

 

 

Le armi di morte erano pronte a fare il loro dovere, forse gli uomini no.
No, non lo erano e si sentivano particolarmente agitati, in fondo... questa... era la prima volta che le davano la caccia, non erano abituati a farlo.
Eppure andava cercata... e in fretta, bisognava trovarla, prima che potesse provocare l'irreparabile. Avevano avuto tanti anni a disposizione per rimettere le cose a posto ed ora, all'improvviso, la sua fuga metteva tutto in discussione.

 

Forse quella fatica sarebbe stata resa vana da questo rilassamento nella sorveglianza. Si erano fidati eccessivamente della sua tranquillità, mentre lei covava... forse sotto la cenere fuoco vivo, pronta ad afferrare l'occasione. Avevano tentato di tutto. Dapprima avevano provato a comprarla, ognuno ha un prezzo, lei no, non c'erano riusciti. Poi erano passati alla tortura, non fisica come immaginerete, bensì peggiore, quella attuata sullo spirito. Infatti le avevano fatto ripercorrere il passato attraverso un tunnel illuminato da potenti fari di colori diversi, accesi e spenti ad ogni cento metri. Speravano che si disorientasse. Poi l'allucinante paesaggio da positivo veniva tramutato in negativo, poi ancora in positivo, negativo e positivo per tentare di farla impazzire o almeno per confonderla e farle vedere, chissà, che si trovasse dalla parte sbagliata. Le avevano aperto la porta per farle credere che la libertà era dentro, in questo mondo di tunnel e luci. Lei non tentennò neppure una volta, preferì restare rinchiusa, vigile e attenta, pronta ad afferrare la prima vera occasione, quand'essi fossero stati veramente impreparati.
E l'occasione giunse, il premio meritato in cambio della lunga attesa le fu offerto casualmente, non voluto, ma ugualmente terribile. 

Furono sciolti i cani che, allenati per uccidere, fiutavano piste diverse come se lei fosse frammentata in mille parti. 

 

 

 

Cercavano, ignorando prede più facili, nei luoghi più impensati, erano stati istruiti per riprendere lei, lei era troppo pericolosa.  Gli inseguitori sapevano come era fatta, conoscevano la sua pericolosità e, quindi, erano pronti ad uccidere anche a mani nude pur di non farsela scappare. Entrarono in mille nella boscaglia. 

 

 I latrati dei cani svegliarono un povero boscaiolo.........

 

 

 

 .......che uscì sulla porta della sua capanna, impaurito. Chiese - cosa cercate ?

 

 Lei - gli risposero - è riuscita a scappare ! E tu, l'hai vista ? Attento, non mentire, noi non apprezziamo i traditori.
E con un leggero sorriso, fortunatamente nascosto da un complice buio alla luce di una pallida luna, disse - no, non ho visto passare alcuno - anche se in cuor suo avrebbe voluto sentirla per un attimo.
Altri, invece, che sfortunatamente le avevano indicato la strada della salvezza e si erano rifiutati di parlare,

 

 

 

  erano stati fucilati sul posto.
I loro corpi furono lasciati in pasto agli avvoltoi, come crudele monito per chi avesse solamente pensato per un attimo d'allearsi con lei.
Dovettero abbandonare i cingolati, un fiume troppo impetuoso ostacolava il loro cammino;i pochi che sapevano nuotare decisero di proseguire, gli altri andarono alla ricerca di un guado più facile per aggirare il maestoso fiume.

 

Gli ordini erano ordini, non c'era ritorno senza di lei, e lei, forse, era in trappola. Anche i cani erano più eccitati, la fiutavano vicina. Ora il cuore di tutti cominciò a battere freneticamente. In parte la stanchezza ma anche la consapevolezza che presto si sarebbero trovati faccia a faccia e armi in pugno davanti a colei che tenevano prigioniera da anni e che non avevano mai avvicinato. E forse qualcuno provò un nuovo smarrimento, chissà, pensarono, avrebbero trovato il coraggio di ucciderla ?
Il gruppo si divise, ormai erano alle ultime battute, ognuno sperava d'essere il primo ma contemporaneamente desiderava che lei potesse svanire veramente nella profonda notte, così che non sarebbe stato costretto a colpire. Lei doveva sparire... e sparì !
Eppure uno aveva tradito, non si seppe mai chi, egli l'aveva incontrata, se l'era trovata davanti all'improvviso, era uno di quelli più sinceri fra i combattenti della morte, il suo primo impulso era stato di colpirla.

 Ma era troppo bella, gli era venuta incontro a braccia aperte, sicura che lui sarebbe stato disponibile al tradimento.
Lei gli disse: <<uomo, io sono...>> ma l'uomo la trattenne dal parlare, forse non voleva sapere,

 

 

 

  l'uomo in silenzio le si avvicinò troppo, lei lo ghermì, lui si agitò convulsamente, provocando in se stesso una lotta intestina, tentò con tutti i mezzi di allontanarla, non ci riuscì. Lei, la verità, aveva trionfato ancora una volta e aveva trovato un altro segreto alleato, un nuovo combattente per la sua giusta causa, un uomo che non l'avrebbe mai più abbandonata.

 

  I nemici, quando arrivarono, pronti all'assalto, ansanti come i loro cani bavosi, trovarono solo un loro compagno... fermo... quasi impietrito, immobile, con gli occhi aperti a fissare uno spicchio di luna e con uno strano sorriso sulle labbra. Un altro sapeva la verità e la verità stessa si era bene eclissata nel nulla per poter ritornare, a suo piacimento, e ogni qualvolta lo desiderasse, alla luce.

 

 

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